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Niscemi e la collina che cammina: perché la terra si è mossa?

Niscemi prima della frana

Niscemi e la collina che cammina: perché la terra si è mossa?

 Il Geologo Racconta: Viaggio nella Zona Rossa

Cari lettori, sono appena tornato da Niscemi. Ho passato le ultime ore tra le strade deserte della “zona rossa”, dove il silenzio è interrotto solo dal vento e dal rumore lontano dei mezzi della Protezione Civile. Sono stato lì in servizio, per dare una mano a proteggere le case vuote di chi ha dovuto lasciarle in fretta.

geologo Andrea Salemi in servizio presso la zona rossa della frana di Niscemi
geologo Andrea Salemi in servizio

Ma come geologo, oltre a dare una mano per la sicurezza, ho sentito il dovere di capire perché questa terra, che sembrava eterna, ha deciso di scivolare via. Molti pensano che la frana sia un evento improvviso, una fatalità. Ma se guardiamo bene sotto i nostri piedi, scopriamo che la geologia non fa sconti e ha una memoria lunghissima.

Il fenomeno di Niscemi non è un mistero, è un libro aperto che dobbiamo imparare a leggere.


1. La “Torta” Geologica: Una Ricetta per il Disastro

Per capire cosa sta succedendo, dobbiamo immaginare la collina di Niscemi non come un blocco di roccia solida, ma come una strana torta a due strati, preparata con gli ingredienti sbagliati.

  • Lo Strato Superiore (La Sabbia): Sopra abbiamo la sabbia (tecnicamente arenarie), dove sorge gran parte della città. La sabbia è come una spugna: è permeabile, lascia passare l’acqua.

  • Lo Strato Inferiore (L’Argilla): Sotto la sabbia, c’è un enorme e profondo strato di argilla. L’argilla è l’opposto della sabbia: è impermeabile. L’acqua non la attraversa, ma la inzuppa in superficie, trasformandola in un fango viscido, liscio come sapone.

Ecco l’immagine semplificata di questa struttura:

Schema Collina di Niscemi
Schema semplificato della Collina di Niscemi

 


2. L’Innesco: L’Acqua che Lubrifica il “Sapone”

Cosa succede quando piove molto, come durante la tempesta “Harry” di gennaio?

L’acqua piovana attraversa la spugna di sabbia e scende fino a incontrare il muro di argilla. Non potendo scendere oltre, si accumula proprio lì, sul confine tra i due strati.

Il rapporto tecnico del Centro di Protezione Civile dell’Università di Firenze parla chiaro: l’acqua piovana è stata l’innesco finale, ma non è l’unica colpa. Per decenni, perdite dalle vecchie condutture idriche e un sistema fognario incompleto hanno “iniettato” acqua nel sottosuolo.

È come se avessimo lubrificato le fondamenta della città per anni senza accorgercene. Sopra la città, sotto il “sapone” d’argilla inzuppata. A un certo punto, la forza di gravità vince e il blocco di sabbia inizia a scivolare.


3. Una Frana “Retrogressiva”: Perché Mangia la Città

La frana di Niscemi non è solo un mucchio di terra che cade a valle. È un fenomeno molto più insidioso, definito retrogressivo.

Cosa significa? Immaginate di togliere la base a una fila di libri su uno scaffale: prima cade il primo, poi quello immediatamente dietro, poi quello dietro ancora. La frana mangia il bordo della collina e la ferita “cammina” all’indietro verso il centro abitato.

Ecco perché la Protezione Civile ha istituito una zona rossa così ampia. La scarpata che vediamo oggi, alta fino a 40 metri, ha tolto il sostegno alla terra che sta dietro. Gli studi ci dicono che questa ferita potrebbe arretrare ancora di 50 o 80 metri. Il pericolo non è finito quando la terra smette di scivolare a valle; il pericolo vero è l’instabilità che lascia sopra.

Tension crack Frana Niscemi
Tension crack Frana Niscemi

Didascalia: Esempio di come una frana retrogressiva 'mangia' il terreno all'indietro.


4. Il Gigante è Sveglio: Si Può Fermare?

La domanda che tutti mi fanno è: “Si può aggiustare?”.

La verità è dura e dobbiamo essere onesti, come lo è la natura: stabilizzare del tutto un fronte di 4 chilometri e mezzo che muove 80 milioni di metri cubi di terra è una missione quasi impossibile. È una massa gigantesca, come se volessimo fermare un treno in corsa con uno stuzzicadenti.

Ma questo non significa che non si possa fare nulla. Dobbiamo agire su due fronti:

A) Curare la Ferita (Mitigazione)

Dobbiamo togliere l’acqua dal corpo della frana. Questa è la priorità assoluta. Vanno realizzati pozzi e sistemi di drenaggio profondi per intercettare l’acqua prima che arrivi all’argilla o per pomparla fuori se è già lì. Se togliamo il “lubrificante”, la frana rallenta e può fermarsi. Dobbiamo anche sistemare immediatamente tutte le perdite idriche e fognarie.

B) Imparare a Convivere (Adattamento)

Dobbiamo accettare che la mappa di Niscemi è cambiata. Alcune aree sono diventate troppo pericolose e non torneranno mai sicure come prima. È doloroso, ma è necessario delocalizzare gli edifici più a rischio, spostando le persone in zone stabili.

Inoltre, non dobbiamo mai smettere di ascoltare la collina. Il monitoraggio satellitare e radar (come quello che l’Università di Firenze sta già facendo) deve diventare permanente: ogni millimetro di movimento deve essere registrato per prevedere nuovi crolli.

Il link seguente ti invia al sito della protezione civile, dove potrai confrontare l’immagine satellitare prima e dopo la frana: Frana Niscemi 2026. Prima e dopo l’evento | Dipartimento della Protezione Civile


Conclusione

Niscemi non sta crollando per sfortuna. Sta crollando perché ci siamo dimenticati che la geologia ha le sue regole. Abbiamo costruito su una torta instabile e l’abbiamo bagnata per anni.

La terra non tradisce, ci avverte. Le crepe nelle case e nelle strade erano i messaggi che il gigante ci inviava. Sta a noi, ora, imparare a convivere con un territorio fragile, trattandolo con il rispetto e la conoscenza che si devono a una natura che non possiamo sconfiggere, ma solo assecondare.

— Andrea Salemi, Geologo —

2 commenti

  1. SEBASTIANO TIRALONGO

    Ottima analisi. Bravo Andrea. Modestamente ero arrivato alla tua conclusione. Inoltre si poteva e si può evitare lo scivolamento dello strato di sabbia sotto il paese se oltre a realizzare pozzi di drenaggio profondi ( prima di raggiungere lo strato argilloso) si realizzasse una rete di canalizzazioni, collegate ai pozzi, con sbocco a valle. ( Gli antichi romani, prima di costruire Niscemi, avrebbero provveduto come detto sopra). Un caro saluto

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